Francesco Iannello
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Mi chiamo Francesco Iannello e sono nato a Napoli il sei agosto del 1967.
Ho frequentato il liceo classico e poi la facoltà di giurisprudenza, un percorso di studi (stavo per dire un percorso formativo) che nella mia città, per moltissimi giovani, sembra essere quasi "obbligato".
Il mio liceo, il Sannazaro, si trova al Vomero, il quartiere più provinciale di Napoli, una sorta di paese di collina che domina dall'alto un più grande e rumoroso paese di mare, che viene chiamato città solo per l'alto numero di abitanti.
Al liceo, mi interessavano particolarmente la storia e la filosofia e in genere le materie umanistiche, nonostante il contesto ed i metodi di insegnamento. All'esame di maturità presi 56/60, avendo scelto come materie filosofia e storia dell'arte.
Decisi di iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza controvoglia e soprattutto senza sapere minimamente cosa fossero il diritto e la legge. Quando cominciai a capirlo era troppo tardi per rimediare: ero laureato con 110 e lode, ma senza una ferma volontà di intraprendere una delle varie professioni legali. Non contento cominciai a frequentare anche un corso di specializzazione post lauream a numero chiuso sempre alla "Federico II", conseguendo un diploma di specializzazione in Diritto amministrativo e Scienza dell'amministrazione. Nel 1997 ho superato l'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato.
Nel frattempo sono riuscito a fare diverse esperienze lavorative tutte utilissime, non soltanto in campo legale. Ho scritto articoli per qualche giornale locale e ho anche fondato a Napoli un periodico culturale.
Dal 1997 collaboro come programmista regista alla trasmissione televisiva di Rai Educational Mediamente, sulle nuove tecnologie della comunicazione.
Mi interessa molto la politica nel significato autentico di questo termine al quale è naturalmente estranea l'idea di parte, di fazione, e quindi di partito. Concordo pienamente con Papa Paolo VI che diceva che la politica è la forma più elevata dell'amore. Penso che in essa si realizzi la vocazione dell'uomo all'universale, alla cura di sé stesso e, allo stesso tempo, di tutto ciò che lo circonda.
Mi piacerebbe un giorno fare l'editore e aprire un caffè letterario. Penso che i caffè, le piazze, i luoghi d'incontro aperti e possibilmente all'aperto siano più congeniali alla moltiplicazione ed alla diffusione delle idee, rispetto ai luoghi chiusi dove tradizionalmente si pratica, spesso senza successo, la trasmissione del sapere.